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Fa discutere la mostra shock di Gunther von Hagens alle Officine Farneto

Body Worlds

Vita e morte, l’una non può far a meno dell’altra, eppure l’una esclude l’altra. La vita si ferma nel momento in cui sopraggiunge la morte, ma la morte può essere fermata? E che significa fermare la morte? Ciò che l’uomo però è riuscito a bloccare già in tempi remoti è la decomposizione, in passato si chiamava imbalsamazione, oggi prende il nome di plastinazione.

Cosa accada alla nostra anima varcata la soglia del non ritorno è una domanda che assilla tutti ed a cui religioni e filosofie, ognuna arrogandosi il diritto della verità, tentano di dare risposta. Cosa accada al nostro corpo è un po’ più chiaro e da millenni l’uomo tenta di salvare il corpo della polvere, chi nel tentativo di trattenere l’anima chi per amor di scienza.
I cadaveri possono essere, quindi, oggetto di studi antropologici o medici e da sempre l’uomo è stato attratto tanto dai resti corporali di una vita quanto dall’idea dell’immortalità.

Ed ora, l’ultima frontiera della scienza della conservazione dei corpi, la plastinazione, diventa mostra anche in Italia. Infatti a Roma è in corso l’esposizione dal titolo “Gunther von Hagens’ Body Worlds, il vero mondo del corpo umano” in cui i modelli defunti, creati sostituendo i liquidi del corpo con polimeri di silicone, sono messi in mostra alle Officine Farneto, in via Monti della Farnesina, fino al 12 febbraio 2012.

Partita in sordina il 14 settembre, la mostra ha invece avuto circa 1400 visitatori nel rovente fine settimana scorso. Tutti attratti da questa novità che conta nel mondo già ben 13.000 donatori – di cui il 23% ha deciso di donare il proprio corpo dopo aver visto una mostra -, persone che hanno deciso di regalare al proprio corpo l’immortalità e, perché no, una tardiva popolarità.

Il dottor Morte, dott. Gunther Von Hagens, ha iniziato la sperimentazione della plastinazione su fogli di reni che lui stesso tagliava e immergeva nel silicone negli anni settanta per arrivare a fermare il processo di decomposizione con la plastinazione dell’intero corpo umano.

La tecnica brevettata da Von Hagens è l’unica forma di conservazione del corpo che permette non solo la possibilità di modellarlo, ma anche di separarlo, scindendo per esempio l’apparato scheletrico da quello muscolare, o dividendo una persona in due parti lasciando gli organi interni in una o nell’altra sezione per far vedere anche le cavità dove ogni organo è posizionato.

Gli obiettivi della Body Worlds sono encomiabili per certi versi, discutibili per altri. Il primo punto della lista delle finalità è un miglioramento dell’istruzione anatomica che può contribuire sicuramente ad una migliore e più veritiera conoscenza per i futuri medici o alla ricerca e allo studio del corpo umano e delle malattie che lo colpiscono.

In tal proposito è interessante e futuristico pensare alle possibilità conoscitive che tale tecnica di conservazione creerà per le generazioni che verranno le quali potranno studiare con più cognizione l’evoluzione del nostro organismo.

Gli altri obiettivi sono più prettamente legati alle esposizioni, cioè migliorare la consapevolezza delle questioni mediche tra il grande pubblico e divulgare lo sviluppo delle tecniche della plastinazione, e, velatamente nascosto tra i cartelloni della mostra, richiamare altri donatori.

Se gli ultimi due punti sono riferibili a una sorta di pubblicità che è implicita in ogni mostra o esposizione divulgativa, l’idea che l’osservazione di corpi o sezioni di corpi plastificati possa contribuire alla formazione dei laici è decisamente più discutibile. Il confine tra divulgazione scientifica e speculazione sembra troppo labile.

E allora ci chiediamo quanti siano quello che hanno osservato le 200 sezioni e i 20 corpi pensando che fino a poco tempo fa quelle statue o modelli erano esseri umani come noi, uomini, donne, bambini o feti di cui qualcuno nel mondo ha pianto la dipartita.
Oppure chi scrive è l’unica che di fronte al primo corpo a cui il dott. Von Hagens ha lasciato gli occhi è rimasta pietrificata di fronte alla viva immobilità di quello sguardo?

Perché quegli occhi, parafrasando le parole del padre della plastinazione, sembrano guardarvi dicendo che loro erano come noi e che noi saremo come loro.

Riproduzione Riservata EdiWebRoma

Categorie: Appuntamenti, Ponte Milvio

9 commenti a “Fa discutere la mostra shock di Gunther von Hagens alle Officine Farneto”
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  1. valerio
    22 settembre 2011 da 22:50 #

    La libertà di espressione va tutelata… ci andrò sicuramente!

  2. Clara
    22 settembre 2011 da 23:10 #

    Libertà di espressione mettere in mostra dei cadaveri ?!? Ma per favore, tutto ha un limite !

  3. Lucia
    23 settembre 2011 da 08:35 #

    Dopo aver letto (per la prima volta) di questa mostra sul blog, perplessa veramente, mi sono un’attimino andata a documentare. In effetti Von Hagens è un personaggio decisamente discusso, e controverso è il parere sullo scopo dell’esposizione di questi corpi, che molti giudicano, più che scientifico, morboso. Anche perchè di naturale c’è ben poco, a partire dalle posture in cui sono combinati i cadaveri. Ho addirittura visto la foto della simulazione di un atto sessuale con conseguente divieto in Germania di esporli! Sono perplessa anche all’idea di portarci le scolaresche. Pur non avendo visto la mostra, dalle foto mi sembra una cosa per stomaci forti, e non so che impressione potrebbe fare ai bambini o ai ragazzi.
    Ma ci sarebbe anche da fare una riflessione sul perchè le persone donano il loro cadavere a questo dottore, forse per una malintesa idea di immortalità?

  4. Strix
    23 settembre 2011 da 12:58 #

    I corpi di Von Hagen ricordano la “macelleria” di Hirst, corpi di animali interi o sventrati, teste troncate, inseriti in blocchi di formaldeide, “opere” pagate milioni di euro. Se questa è arte cos’è allora una quadro di Caravaggio o Van Gogh?

  5. Iacopo
    23 settembre 2011 da 14:49 #

    Da duemila anni i cadaveri – volenti o nolenti – partecipano ai piu’ audaci progressi e alle imprese piu’ strane della scienza. Invito quindi alla lettura del libro “Stecchiti. Le vite curiose dei cadaveri”, di Mary Roach, Einaudi (2005). Forse abbiamo bisogno solo di osservare con un altra prospettiva.

  6. giulio
    23 settembre 2011 da 19:01 #

    Ma non c’è una legge penale sul vilipendio di cadavere ? E non c’è un giudice a Berlino, ossia a Roma ?

  7. lucia
    24 settembre 2011 da 14:15 #

    Però forse la prospettiva di Von Hagens è quella di un gran furbo che, con la scusa di scopi scientifici, specula sulla curiosità morbosa dell’essere umano nei confronti della morte e della decomposizione del corpo.
    Non a caso la cripta dei cappuccini a Via Veneto è il monumento più visitato a Roma.

  8. dalila
    26 settembre 2011 da 09:39 #

    E’ una full immersion nell’anatomia del corpo umano.La mostra era piena di bambini stupiti positivamente dalle scuture.Non si respirava morte,ma vita.Tutto cio’ mi ha fatto riflettere sull’importanza di proteggere il nostro corpo al meglio e non cadere negli eccessi per preservarlo al meglio;forse il messaggio piu’ diretto a condurre una vita sana.Nulla di inquietante.Von Hagens e’ un genio.

  9. Ranio
    21 marzo 2012 da 12:13 #

    non sono andato a vedere la mostra, nè ci andrò. mi basta vedere le foto, che trovo disgustose, non tanto per l’immagine anatomica in sè, ma per il fatto che quei cadaveri scarnificati e “plastinati” sono appartenuti, a differenza delle mummie egizie, a persone vissute fino a pochi anni fa e di cui sicuramente sono vivi familiari, amici o parenti che magari ancora li piangono e li ricordano come erano in vita.
    Oltre all’esposizione cruda del loro corpo, l’”artista”, e qui sarebbe la sua arte, pone i cadaveri in pose, a quanto si evince dalle foto che ho visto, talora ridicole, talora quasi oscene, come nel caso della donna sopra ritratta. Ora, io ritengo personalmente questa esposizione di pessimo gusto. e poco importa che vi sia il consenso dei veri o presunti donatori. La magistratura dovrebbe indagare se sussista o meno il reato di vilipendio di cadavere, dal momento che non mi risulta che il consenso al vilipendio del proprio cadavere escluda il reato.
    Inoltre mi domando quale consenso possano aver dato i bambini che pare siano stati ugualmente “plastinati” da quasta specie di mix di dottor Frankenstain e dottor Mengele, posto che l’eventuale consenso dei genitori sarebbe un’aberrazione ributtante senza alcuna valenza giuridica.
    Infine mi domando dove abbia pescato tutti questi “volontari”. Non è che in qualche paese del terzo mondo qualcuno è disposto a vendergli per disperazione il proprio cadavere o quello dei propri congiunti? Ho letto che sussistono fondati sospetti che i cadaveri, stranamente appartenenti tutti a giovani persone, possano essere appartenuti a condannati a morte, particolarmente della repubblica cinese. Sarebbe il caso che qualche magistrato facesse chiarezza, in barba al successo che purtroppo pare avere questa mostra presso un pubblico sempre più morboso e cinico, ormai dimentico di qualsiasi pietas nei confronti dei morti.

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