La Roma secondo Massi: i numeri ok, ma vince qualcosa?!

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Supporters deploy giant portraits of Roma's former captains and stars before the Italian Serie A football match AS Roma vs Lazio on January 11, 2015 at Rome's Olympic stadium.    AFP PHOTO / TIZIANA FABI        (Photo credit should read TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Settimane di calvario per i tifosi giallorossi le ultime due appena trascorse, e allora il settimanale appuntamento con la rubrica che si occupa solo di Roma, solo della Roma, non poteva che affrontare questo momento complicato della stagione. Le informazioni “classiche”, però, non cercatele qua. Risultato, commenti istituzionali e cronaca li trovate facilmente su Gazzetta e Corriere. Qui trovate la Roma vista dall’occhio del tifoso. Dall’occhio del tifoso che non lesina critiche ma che nel cuore ha solo i colori giallorossi.

Questa è la rubrica “La Roma secondo Massi” alla quale potete rispondere, commentare e dire la vostra. Buona lettura.

A CURA DI MASSIMILIANO MALANDRA

Devo ammetterlo, a sto giro ce so cascato co tutte le scarpe. E sì che di anni di Roma e di stadio inizio ad averne un bel po’. Cioè, voglio dire, dovrei esse molto più che vaccinato a queste situazioni. E invece manco pe niente. Ce so cascato.

Dopo la partita col Villareal ero sicuro che avremmo avuto un finale di stagione entusiasmante,con buone possibilità di combattere fino alla fine per un trofeo. E invece come ogni volta è bastato un passaggio a vuoto per farci rimanere senza niente in mano. Due partite sanguinose, contro due squadre più deboli della nostra, interpretate malissimo nella gara d’andata, ci hanno precluso majorette, ricchi premi e cotillones.

Maledetto dejavu. Che poi vacce a ripensà, stagione stranissima.

Dopo aver superato i sedicesimi di Europa League con la pippa in bocca, la Roma maltratta l’Inter a Milano, se non vola per lo meno cammina a due metri da terra. Prende 2 gol nelle ultime 10 partite o giù di lì, insomma una mezza macchina da guerra.

Poi in 7 giorni infami prende la zuppa con Lione, Napoli e quell’altri prima di riniziare a vincere senza soluzione di continuità. Da lì infatti 6 vittorie consecutive, 4 in campionato e 2 in coppa, che però non valgono la qualificazione. Poi dice guarda i numeri che non mentono mai. Se va beh, “la stronzata più grossa da quando l’uomo ha inventato il cavallo”. Magari non mentono, ma manco spiegano a pieno, o almeno bisogna saperli leggere. Con la vittoria di ieri la Roma sale a 23 vittorie su 31 in campionato, siamo intorno al 75% di vittorie e credo abbia eguagliato il record storico di punti fatti nella sua storia dopo 31 giornate di campionato. Dzeko ha battuto il record storico di gol realizzati in una stagione da un giocatore della Roma. Più di 100 gol realizzati in un anno solare. Titoli? zero, ciambella, mela. Manco la Roma di Capello, Totti e Batistuta, numeri alla mano, ha fatto meglio. Eppure diteme voi chi non farebbe a cambio con quella Roma.

La verità è che i punti vanno contestualizzati al livello di competitività del campionato, e che i gol non se contano ma si pesano. Basta a di che alla squadra non je poi di niente perché ha fatto tanti punti o a Dzeko non je poi di niente perché ha fatto tanti gol. La Roma è una squadra forte, fortissima per il nostro campionato ma non è una squadra capace di vincere. E non lo è perché le mancano i giocatori che trasformano una squadra forte in una squadra vincente. Troppi pochi giocatori capaci di fare la cosa giusta al momento giusto. Di fare la giocata, il gol, la chiusura, quando serve veramente. È la differenza che passa tra un giocatore forte, anche molto forte e un campione. La capacità di incidere in quelle partite che alla fine marcano la differenza tra chi vince e chi guarda quelli che vincono.

E quindi il paradosso è che nel lungo periodo, come il campionato di Serie A, la qualità media molto superiore alle altre ti porta a fare un sacco di punti che probabilmente non basteranno a vincere perché c’è una squadra capace di farne di più. Di contro, nelle coppe, con squadre più deboli, ma comunque insidiose, sei sempre a rischio di trovare la partita sbagliata, quella a cui poi difficilmente (gli altri, noi in realtà mai) riesci a porre rimedio. Mainagioia.

C’è poco da fa, bisogna alzare il livello di qualità, di forza e di impatto migliorando la rosa. Bisogna stare più attenti ai particolari, bisogna starci di più con la fede e con la testa. Se no arrivi sempre dietro. Di poco, ma dietro. Vicino, ma dietro.

E a dirla tutta ci saremmo anche un po’ rotti le palle.