Un venerdì con Freud: l’importanza di essere imperfetti

di Redazione 5 views0

copertinaFreud

Siamo sicuri che la ricerca delle perfezione sia l’unica via percorribile? In un mondo che corre e cerca sempre il limite, quale valore può assumere oggi l’imperfezione. Per scoprirlo basta leggere il nostro appuntamento fisso con la psicologia. Bentrovati con la rubrica che vi tiene compagnia tutti i venerdì dal nome, appunto, “un venerdì con Freud”. Francesca e Chiara, le giovani psicologhe che curano la rubrica, vi accompagneranno nell’affascinante e sempre più complesso mondo della psicologia attraverso racconti, espedienti e qualche piccolo segreto del mestiere.

Come sempre siete liberi di scriverci, rispondere e commentare come volete le nostre rubriche. Buona lettura.

ARTICOLO A CURA DI FRANCESCA CAPPON

Nella nostra cultura frenetica, che mira all’eccellenza, insegniamo ai bambini sin da piccoli a prendere 10 invece di 7, a non accontentarsi del terzo posto quando possono arrivare primi; leggiamo libri su come trovare l’amore perfetto, come essere un genitore, marito perfetto; bene, oggi vi raccontiamo un interessante prospettiva psicologica che va controcorrente e ci dice di imparare ad accettare che siamo imperfetti. Oggi, infatti, parliamo della teoria del Limite di Ricardo Peter. Tante volte capita di sentire durante colloqui psicologici, ma non solo, persone che si sentono inadeguate, si descrivono incapaci di accettare i propri fallimenti e vivono i propri errori con un enorme senso di frustrazione. freudSi possono sentire frasi come: “Sono stata anoressica perché non accettavo il mio corpo”, oppure “Non vivo bene perché non mi perdono i miei errori”. Queste sono solo alcune delle frasi che ci fanno capire quante donne e quanti uomini oggi vivono un senso di disistima che li porta a non tollerare ciò che sono, perché questo non coincide con l’idea di perfezione che sin da piccoli sono stati indotti ad alimentare. C’è chi nel disperato tentativo di raggiungere quell’ideale, cambia città, lavoro, moglie, marito. Indubbiamente siamo continuamente bombardati da pubblicità, immagini, trasmissioni che ci ricordano come dovremmo essere: alti, magri, biondi, atletici e di successo. L’immagine esteriore è molto importante, quindi è cruciale scegliere la foto profilo giusta da mettere su Facebook, perché questo ci farà sentire adeguati. Per valere qualcosa sentiamo di dover soddisfare una sequela infinita di requisiti, ed eccellere in ogni campo, ma che succede poi quando non riusciamo a diventare primi in tutto? Ricardo Peter sostiene che questo modo di concepire la vita rischia di farci ammalare, avvicinandoci alla depressione e che la perfezione come ideale da raggiungere va sottoposta a critica. Riconoscere i nostri limiti non solo non è un segno di debolezza, ma è l’unica via percorribile. Accogliere i nostri limiti vuol dire anche accettare di allontanarci da quelle aspettative e da quei modelli così faticosamente irraggiungibili. Le persone che fanno pace con le proprie imperfezioni, imparano ad accettare se stessi, a volersi bene per quello che sono e che possono raggiungere. La terapia dell’imperfezione guida l’uomo verso la coscienza del limite e lo libera dall’ideale di perfezione. Includere il limite nel nostro modo di pensare crea una rivoluzione nei nostri schemi mentali perché ci apre a nuove possibilità di interpretare e vedere il mondo. Smetto di recriminarmi, tormentarmi e vivere in funzione degli errori miei e altrui, imparo ad accogliere la vita nelle sue fragilità, incerta e insicura per tutti, ma allo stesso tempo unica e irripetibile. Le possibilità creative e trasformative dell’uomo risiedono infatti nell’accettazione dei suoi limiti. Vediamo insieme un esempio di come la coscienza del limite ci aiuta a trasformare uno schema mentale perfezionistico:

Schermata 2017-04-19 alle 22.40.42Potersi riconoscere la possibilità di sbagliare non significa esaltare gli errori, ma piuttosto includere il limite nel proprio modo di pensare, accettando così che è impossibile non sbagliare. L’errore è rimanere ancorati all’errore. Infatti affrontando la vita con il primo schema mentale mi sentirò paralizzato, impaurito e perennemente inadeguato. A questo proposito è importante chiedersi che tipo di atteggiamento assumiamo di fronte ad un errore: ci colpevolizziamo? Ci sentiamo un fallimento? O ci accettiamo per quello che siamo? Questo ci aiuta a fare una revisione critica dei nostri schemi mentali perfezionistici abituali. Ciò è molto utile non solo per diventare più indulgenti e fiduciosi verso noi stessi, ma ci aiuta anche nel relazionarci con gli altri. Infatti chi non riesce ad accettare i propri limiti difficilmente potrà accettare quelli degli altri. Domandarsi quindi in che modo questi schemi mentali influenzano il mio modo di rapportarmi con gli altri è importante, in particolare in una relazione di coppia o in una relazione genitore figlio, perché si rischia di proiettare una nostra esigenza di perfezione sull’altro senza tenere conto di quelli che sono i suoi bisogni.

A chi dice: “Ma io sono fatto così, non ci posso fare niente”, rispondiamo che invece è possibile cambiare questi schemi rigidi e disfunzionali, ma bisogna avere il coraggio di abbandonare un modo di pensare familiare e rassicurante, per uno nuovo, incerto, ma più utile. L’automotivazione al cambiamento è una strategia utile per raggiungere l’obiettivo di provare schemi alternativi che ci allontanino da quelli vecchi predominanti. Tuttavia Peter ci dice che da sola non è sufficiente, deve essere accompagnata dalla pratica di piccoli esercizi che ci portino passo passo nella direzione del cambiamento. Per questo motivo di seguito riporteremo degli esempi di esercizi proposti dall’autore.

E voi ve la sentite di iniziare l’avventura alla scoperta delle vostre imperfezioni?!

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Francesca Cappon: Psicologa clinica e di comunità – “Il problema non è il problema, il modo di affrontarlo è il problema” (Virginia Satir)