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ITINERARI: i Sassi di Furbara

I Sassi di Furbara

 L’itinerario che questa settimana vi segnaliamo è all’interno di una delle zone più belle e incontaminate del Lazio; stiamo parlando del minuscolo borgo di Sasso e dei caratteristici “pinnacoli” poco distanti dalla strada che da Manziana porta fino all’Aurelia e alla Stazione di Furbara.

Un paesaggio incantevole di basse colline dove si ergono tre cuspidi di origine vulcanica e dove lo sguardo può spaziare fino al mare: luoghi tranquilli e puliti dove è ancora possibile assaporare profumi antichi e godere dello spettacolo straordinario che la natura offre.

Il borgo medioevale di Sasso si può raggiungere facilmente con la Via Aurelia o dalla Braccianese fino alla macchia di Manziana dove poi si seguono le indicazioni per l’Aeroporto Savini; poche case all’ombra di uno dei sassi (la Rocca) un tempo palestra per i free-climbers.

Dell’antico insediamento rimane la porta centrale merlata e con lo stemma dei Patrizi e la chiesetta di santa Croce; nei pressi del borgo è possibile invece approfittare dei servizi offerti da alcuni agriturismo e da ottime trattorie che servono piatti locali.

Dal Sasso si scende in direzione del mare per alcune centinaia di metri fino ad una piazzola con un cartello che indica la Via Furbara-Sasso dove è possibile parcheggiare l’auto: da questo punto si passa attraverso un cancello (che dopo il passaggio è bene richiudere per evitare che il bestiame al pascolo si porti sulla strada asfaltata) e si scende lungo il sentiero che dirige agli altri due “sassi”.

Dalla strada lo spettacolo che si può osservare è davvero stupefacente: in lontananza il mare, sulla destra i boschi di querce che coprono i monti e davanti le due formazioni di roccia trachitica coperta alla base di vegetazione. Un immagine che fa pensare al “supramonte” di Dorgali o Oliena; se si possiede un buon binocolo si possono cercare tra le fessure i nidi dei rapaci, falchi e avvoltoi, che frequentano questo piccolo angolo di paradiso.

Proseguendo in discesa lungo il sentiero si lascia sulla destra il primo sasso e si prosegue in direzione della base del secondo; il prato ora lascia il posto ad un fitto e verdissimo bosco fatto di sughere, allori e corbezzoli.

Rimanendo sul sentiero in pochi minuti si raggiungono le pareti a strapiombo dove la roccia è stata “spittata” da chi arrampica; alla base della parete, tra rami e tronchi abbattuti, si possono osservare alcune grotte poco profonde utilizzate sicuramente nella preistoria come ricovero.

Basta salire su qualche roccia per osservare il bellissimo panorama accompagnati dallo scroscio dell’acqua che corre poco più in basso.

Si può sostare alla base del “sasso” oppure (e ve lo consiglio) scendere fino al fosso che scorre all’interno di una ampia fessura: nell’osservare le acque limpide si prova qualcosa di “nuovo”. In questo fosso (incredibile!) non ci sono bottiglie, lattine, rifiuti, pezzi di plastica o altro. Il modesto corso d’acqua lambisce enormi rocce biancastre e scende in piccole cascate verso il basso; le acque sono pulite e ancora incontaminate.

I raggi del sole filtrano attraverso la fitta vegetazione e fanno risplendere le pozze d’acqua sulla cui superficie rapidi si muovono ragni d’acqua.

Tornati alla base della falesia chi pratica il free-climbing può provare una delle tante “vie” realizzate lungo le pareti verticali e in qualche caso strapiombanti, altrimenti tornare indietro e cercare di raggiungere la sommità dell’altro sasso.

Chi non ha voglia di camminare troppo può proseguire in auto verso il mare e in pochi minuti, attraverso una campagna ordinata e verdissima, raggiungere il litorale di Furbara e magari andare a visitare la Riserva Naturale Regionale di Macchiatonda: un’oasi faunistica con piante ed essenze mediterranee e con una avifauna tanto ricca da comprendere almeno 200 specie (per informazioni sugli orari di apertura contattare i Guardaparco al n. 345.2554653).

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Categorie: A Nord di Roma, Ambiente, Itinerari

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